“Una foto, un racconto”: le zone umide, un patrimonio di biodiversità.

 

Riprende l’appuntamento con il nostro biologo Luigi De Vivo e la rubrica “Una foto, un racconto”.
Questa volta, in occasione dell’appena trascorsa Giornata Mondiale delle Zone Umide, approfondiremo alcuni aspetti di questo habitat  e del suo delicatissimo ecosistema.
Buona lettura a tutti voi!

La Salina dei Monaci Foto di L. De Vivo

La Giornata Mondiale delle Zone Umide è una giornata internazionale che si celebra annualmente il 2 febbraio in occasione dell’anniversario dell’adozione della Convenzione sulle zone umide, firmata a Ramsar (Iran) il 2 febbraio 1971 e ratificata in Italia il 13 marzo 1976. Essa costituisce il primo vero trattato intergovernativo con scopo globale riguardante la conservazione e la gestione degli ecosistemi naturali.

La Convenzione è stata uno dei primi accordi planetari volti alla preservazione della vita selvatica e, precisamente, di un genere di ecosistemi poco conosciuto e tradizionalmente non tutelato nella legislazione statale. Ad oggi sottoscritta da più di 150 paesi e con oltre 900 zone umide individuate nel mondo, rappresenta ancora l’unico trattato internazionale moderno per la tutela di quest’ultime.

Possono essere, quindi, considerate “zone umide”:  i laghi, le torbiere, i fiumi e le foci, gli stagni, le lagune, le valli da pesca, i litorali con le acque marine costiere; ed inoltre -tra le opere artificiali-, le casse di espansione, gli invasi di ritenuta, le cave di inerti per attività fluviale, i canali, le saline e le vasche di colmata.

Il nostro litorale -per intenderci il tratto di costa che va da Torre Borraco a Torre Colimena-, possiede diverse zone umide: dalla risorgiva del fiume Borraco, alla risorgiva del fiume Chidro (uno dei più piccoli fiumi italiani) che sfocia in mare dopo  400 metri circa dalla sorgente; alla palude del conte, una vasta zona paludosa percorsa da canali artificiali di bonifica che da Torre Colimena si estende per centinaia di ettari verso la provincia di Lecce, per concludere con la Salina dei Monaci costituita da un bacino retrodunale, sempre nei pressi di Torre Colimena.

La Salina dei Monaci rappresenta l’ultima salina del Salento che si sia ben conservata, rimasta fondamentalmente immutata fin dai tempi in cui fervevano le attività umane di estrazione del sale, i cui lavori coinvolgevano non meno di duecento operai, reperiti attingendo da manodopera locale.

Tutte queste attività si svolgevano sotto il controllo vigile di personale collocato nella torre di guardia, oramai diruta, eretta a difesa del vicino deposito, anch’esso oggi in stato di abbandono, nel quale veniva ammassato il sale, per essere asciugato e poi confezionato. Il sale costituiva una preziosa risorsa.

La salina, che in un primo momento, era alimentata dall’acqua marina che vi giungeva a seguito delle tempeste invernali, fu messa in comunicazione con il mare attraverso condotti scavati negli scogli i quali erano provvisti di chiuse in legno che servivano per regolare l’afflusso di acqua all’interno della depressione. Questi condotti sono oggi ancora visibili.

La Salina è parte della Riserva Regionale Orientata del litorale tarantino orientale, istituita con legge regionale n° 24 del 23/12/2002.

Con l’abbandono delle attività di estrazione del sale e lo smantellamento del tratto di strada litoranea che la attraversava, avvenuto negli anni novanta, la salina è divenuto un interessante sito sia dal punto di vista floristico che faunistico.

È formata da una vasta depressione, separata dal mare da un cordone di dune sabbiose a sud e circondata dalla macchia mediterranea sui lati a nord e a ovest, mentre ad est confina con l’abitato di Torre Colimena, la cui torre un tempo utile per l’avvistamento dei pirati, oggi funge da punto di partenza del sentiero che porta alla Riserva.

Nell’arco dell’anno, questo ambiente retrodunale subisce una variazione periodica del livello idrico, subendo forti oscillazioni della salinità, fino ad un prosciugamento quasi completo in estate ad eccezione della parte centrale. La naturale conseguenza è la formazione di croste salate, ma soprattutto di ampi spazi prosciugati ricoperti di limo salato che ospita popolamenti vegetali alofili come la salicornia, o offre nutrimento ai limicoli sia nidificanti che di passo.

Il litorale che chiude la salina al mare è costituito da una spiaggia di sabbia con dune a ginepro.

Molto interessante è, altresì, la presenza di una variegata avifauna che, specie d’inverno e primavera, caratterizza questo ambiente stimolando la curiosità di ornitologi ed appassionati.

Presenti laridi e sternidi come il gabbiano corallino e il beccapesci o il fraticello. Altra specie caratteristica è il marangone dal ciuffo.

Quando durante la fase di prosciugamento della salina emerge la zona del limo è possibile osservare i limicoli, ovvero uccelli che si nutrono degli organismi che popolano il fango che orla la salina: il chiurlo maggiore, il piovanello pancianera, la pettegola, il piovanello tridattilo, il gambecchio, il cavaliere d’Italia, l’avocetta. Molti sono di passo, alcuni nidificanti. Vanno segnalati anche il cormorano che compare ad ottobre e riparte ad aprile.

Il fenicottero rosa è presente con una piccola colonia stanziale il cui numero varia ogni anno a seconda degli spostamenti di questi animali. L’aumento della presenza di questa specie può essere dovuta ad una diversa strategia di migrazione in seguito ai cambiamenti climatici, non di meno il fatto che lo smantellamento della strada litoranea che attraversava la salina, avvenuto negli anni novanta, abbia creato le condizioni ideali per la loro permanenza; oltre che naturalmente l’aver trovato le ideali condizioni trofiche per l’abbondante presenza di artemia salina e branchinella, organismi di cui il fenicottero si nutre filtrandoli dall’acqua con il becco nei primi centimetri di sedimento. Tra i limicoli, oltre a quelli già citati, sono presenti anche la pavoncella, il piro piro boschereccio, il beccaccino, il corriere piccolo. Presente anche una colonia stanziale di volpoche di passo, le marzaiole e le alzavole. Un elemento  rilevante è dato dalla presenza di specie come la garzetta, l’airone cenerino, l’airone bianco maggiore, la spatola. Tra i rapaci presenti il falco di palude, l’albanella, la poiana, il gheppio

Luigi De Vivo

http://www.luigidevivo.com

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Ileana Tedesco

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